A cura dell’Avv. Giuseppe Salvi

Con la sentenza 9 febbraio 2017, C-21/16, la Corte di Giustizia UE è recentemente tornata a pronunciarsi in materia di cessioni intracomunitarie e precisamente sui riflessi  che la  mancata inscrizione al  VIES  del cessionario esplica  sul  regime  di  imponibilità  delle  vendite,  ribadendo  il  principio,  già espresso in passato nelle sentenze C-492/13 del 2014 e C-273/11 del 2012, secondo cui, ai fini della non imponibilità IVA delle operazioni, è necessario e sufficiente il rispetto dei requisiti prescritti dall’art. 138, par. 1, della direttiva 2006/112/CE.

Tale nor ma consente agli Stati membri di esentare dall’imposta sul valore aggiunto le cessioni di beni a condizione che:

  • il trasporto delle merci avvenga al di fuori del territorio dello Stato del cedente;
  • il  cedente  ed  il  cessionario  siano  entrambi  soggetti  passivi  IVA  nei rispettivi paese di residenza;
  • il passaggio della proprietà dei beni avvenga a titolo oneroso.

Ebbene, secondo i Giudici comunitari, né l’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva IVA, né la giurisprudenza della Corte menzionano, tra le condizioni sostanziali di una cessione intracomunitaria l’obbligo per l’acquirente di disporre di un numero di identificazione IVA, né, a maggior ragione, l’obbligo che quest’ultimo sia iscritto al sistema VIES, trattandosi di requisiti for mali inidonei a porre in discussione il diritto del venditore all’esenzione dall’IVA.

Il principio è destinato ad avere un impatto rilevante anche in ambito domestico.

Come noto, infatti, nel nostro ordinamento il sistema dell’IVA negli scambi intracomunitari, caratterizzato dal principio della  detassazione dell’operazione nel  paese  membro  di  origine  e  la  sua tassazione  nel  paese  membro  di destinazione della merce, è disciplinato dal D.L. 30 agosto 1993, n. 331, il cui art. 50, comma 1, stabilisce che “le cessioni intracomunitarie di cui all’art. 41, commi 1, lettera a), e 2, lettera c) sono effettuate senza applicazione dell’imposta nei confronti dei cessionari che abbiano comunicato il numero di identificazione agli stessi attribuito dallo Stato membro di appartenenza”.

Ora, la corretta interpretazione della  nor ma  interna riverbera effetti sul regime applicabile alle vendite intra UE: ove, infatti, si volesse riconoscere all’iscrizione al VIES una valenza di vero e proprio “obbligo”, l’eventuale omissione di tale adempimento potrebbe comportare conseguenze di tipo certamente sostanziale in ordine al regime impositivo da applicare alle vendite; se,  invece, a  tale  adempimento  venisse riconosciuto  carattere  squisitamente for male, la non imponibilità applicata alle cessioni non potrebbe essere messa in discussione nell’ipotesi in cui le operazioni integrino, comunque, i requisiti sostanziali prescritti dall’art. 138, par. 1, della direttiva 2006/112/CE recepiti nell’ordinamento nazionale dall’art. 41, D.L. n. 331/1993.

Al riguardo la posizione espressa dalla Corte di Giustizia nella sentenza C- 21/2016 non lascia adito a dubbi: “Secondo la giurisprudenza della Corte, una misura nazionale eccede quanto necessario per assicurare l’esatta riscossione dell’imposta nel caso in cui subordini essenz ialmente il diritto all’esenz ione dall’IVA al rispetto di obblighi formali, senza prendere in consideraz ione i requisiti sostanz iali e, in particolare, senza porsi la questione se questi ultimi siano stati soddisfatti. Infatti, le operaz ioni devono essere tassate prendendo in consideraz ione le loro caratteristiche og gettive”; per quanto riguarda le caratteristiche oggettive di una cessione intracomunitaria, specifica poi la Corte UE, “se una cessione di beni soddisfa le condiz ioni previste dall’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva IVA, tale cessione è esente dall’IVA”.

Ai principi espressi dalla Corte di Giustizia UE dovrà, quindi, confor marsi anche la prassi italiana che, con riferimento agli acquisti intracomunitari, è ancora ferma nel ritenere che la mancata iscrizione del soggetto passivo IVA al VIES deter mini l’impossibilità di qualificare fiscalmente l’operazione come cessione intracomunitaria.