Con la sentenza C-382/16 Hornbach Baumarkt, la Corte di Giustizia afferma la legittimità delle normative nazionali in tema di transfer pricing, chiarendo, da un lato, che consentire alle società residenti in uno Stato membro di trasferire i propri utili senza contropartita a società collegate da vincoli d’interdipendenza stabilite in altri Stati membri rende legittima, secondo le norme interne, la tassazione della società residente per preservare la corretta ripartizione del potere impositivo tra gli Stati; dall’altro, che qualora una transazione ecceda ciò che le società interessate avrebbero pattuito in un regime di piena concorrenza, la società residente deve essere messa in grado, senza eccessivi oneri amministrativi, di provare le eventuali ragioni commerciali per le quali tale transazione sia stata conclusa a valori diversi da quelli di mercato.

Nel caso di specie, la Corte ha aggiunto che alla società residente deve essere concessa la possibilità di provare che la concessione di benefici senza contropartita a controllate residenti in altro Stato membro si giustifica con il suo ruolo di socio e con l’esigenza di sostenere la controllata non residente che versi in una grave situazione di difficoltà economica.

Di talché, per opporsi ad una rettifica basata sui prezzi di trasferimento non è necessario che venga dimostrato che la transazione sia avvenuta a valori di mercato, ben potendosi dimostrare, invece, che lo scostamento con i prezzi pattuiti in regime di libera concorrenza è dipeso da ragioni commerciali interne al gruppo e connesse con il ruolo che la controllante assume a sostegno delle altre società del gruppo.

Dunque, secondo il diritto UE, le ragioni economiche non si rinvengono necessariamente nella transazione commerciale ma possono riguardare, invece, la condizione soggettiva di una delle società del gruppo e, in particolare, la posizione di socio della società non residente assunta dalla controllante residente.